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Il dito non fa in tempo a premere il campanello che la porta si spalanca all’istante come per magia.
La figura che compare sull’uscio avrà dodici anni a esagerare.
L’uomo con la borsa si rimira prima la punta del dito e poi guarda il campanello per sincerarsi di non avere superpoteri o di non aver premuto qualcosa di diverso, tipo un meccanismo automatico o il comando di un detonatore collegato ad una carica di plastico che ha fatto saltare la porta.
“E’ arrivato in fretta, complimenti al servizio. Non l’aspettavo così veloce!” esclama la bambina.
“Sì, come no” pensa il tipo “stavi appostata in piedi su una sedia dietro la porta a guardare nello spioncino dall’istante stesso in cui tua madre ha telefonato”.
“Sei tu che hai chiamato, piccola?” dice invece sorridendo.
“No, è stata mia mamma, ma ora è uscita”
“Capisco” risponde quello annuendo con il capo “e qual’è il lavoro di cui ci sarebbe bisogno?”
“Ehm, di qua prego”.
La ragazzina fa strada al signore attraverso il corridoio fino al bagno.
“Ecco, penso si tratti dello scarico del lavandino”.
Il tipo appoggia per terra la borsa, che sembra piuttosto pesante, e poi si dirige verso il lavandino. Apre il rubinetto, lo richiude, si china a osservare il sifone, lo tocca, poi si volta verso la ragazzina”.
“Non ha niente che non vada, questo scarico”.
“Accidenti! Devo essermi sbagliata! Forse si trattava della doccia! Sì, ecco, ora che ci penso mi sembra che perda acqua dal flessibile.”
L’idraulico, resta un attimo a guardare il visino con aria dubbiosa, poi mette mano alla doccia. Apre l’acqua, sia calda che fredda, muove il tubo, lo passa tra le mani e infine si volta lentamente.
“Che cos’è uno scherzo? Questa doccia è a posto.”
“Eppure…”
“Dimmi la verità, ragazzina, che sta succedendo?”
“Mia mamma…”
“Non è tua mamma che ha chiamato, vero?”
“Mi dica una cosa, signor idraulico” cambia discorso lei, minimamente intimidita “qual’è la sua tariffa all’ora?”
“Ma che diavolo di discorsi sono questi per una bambina? Io non ho tempo da perdere. I tuoi genitori si vedranno arrivare a casa una bella fattura!”
“Allora? Che fa, non mi risponde? Di quanto si tratta? Venti? Trenta euro? Forse quaranta?”
“Io prendo trenta euro all’ora più cinque per la chiamata in urgenza” recita quello in maniera automatica, quasi suo malgrado.
“Ecco qui. Dovrebbero essere settanta euro” dice la ragazzina tirando fuori un pugno di banconote da cinque e da dieci euro appallottolate nella tasca destra dei jeans “ora lei dovrebbe essere a mia disposizione per due ore, se non sbaglio”.
“E che cosa dovrebbe fare di bello un idraulico in questa casa per due ore?” fa l’idraulico con tono lievemente canzonatorio senza prendere il denaro che la bambina gli sta porgendo.
“Lei ha bambini?”
“Mmm, e questo che c’entra adesso?”
“Naa! Lei non mi sembra uno che ci sa fare con i bambini.”
“E invece ho ben due bambini, carina! Un maschio ed una femmina.”
“Davvero? Non l’avrei mai detto.”
“Come sarebbe? Perché, non ho la faccia di uno che può essere un papà?”
“Non so…e come si chiamano?”
“Vittoria e Davide”
“E tu perché non sei con loro?”
“Devo lavorare. Lo sai come funziona”
“Lo so, lo so. Ma c’è la loro mamma con loro?”
“Sì, certo. E tua madre invece dov’è?”
“Ti va di vedere un cartone con me? Ci sono quelli di Spongebob che mi fanno morire dal ridere!”
“D’accordo, vada per Spongebob, fanno ridere anche me”.
“Davvero? Allora vieni che stanno per cominciare! Ti va un’aranciata? Ho anche la Red Bull che piace a mio padre e forse, ma non sono sicuro, una birra, però ho paura che sia calda”
“L’aranciata va bene. Ma mi fermo giusto il tempo di un episodio”
“Eh no! Sei mio per due ore ricordi?”
“Senti, non mi hai nemmeno detto come ti chiami.”
“Mi chiamo… Circe! E gli idraulici che arrivano nel mio appartamento rimangono stregati e non se ne possono più andare!”
“Ah! Ma tu come le conosci queste storie? Quanti anni hai?”
“Io leggo tantissimo e so un sacco di cose! Non faccio altro tutto il giorno che imparare cose”.
“Senti Circe…”
“Ehi! Ho un’idea grandiosa! Ti va di fare una partita a scacchi? Io sono una forza a scacchi!”
“Ma forse…”
“Ho capito! Preferisci giocare a nascondino. Casa mia è grandissima e si gioca benissimo a nascondino.”
In quel momento si apre la porta di casa ed entra una signora piuttosto piacente vestita con una certa eleganza. L’idraulico si alza in piedi in evidente imbarazzo. La signora resta a fissarlo impietrita con le chiavi in mano, poi adocchia la borsa dei ferri ai suoi piedi.
“Oh mio dio! Ci risiamo! Lucia! L’hai fatto di nuovo!”
“Ma il lavandino perdeva, mamma, te lo giuro!”
“Poi facciamo i conti, io e te. Guardi, mi scusi, abbia tanta pazienza! Alla bambina è presa questa specie, non so come definirla, di fissazione, di chiamare persone, idraulici, elettricisti, antennisti. Tra l’altro è, lo avrà visto, particolarmente sveglia per la sua età e al telefono, risulta, ehm, credibile come un’adulta. Purtroppo io e il padre siamo al lavoro tutto il giorno e d’estate non c’è la scuola. Le baby sitter sono difficili da trovare e ogni tanto tocca lasciarla sola. Che poi proprio sola non è che sia perché la vicina…”
“Non si preoccupi signora, non c’è problema. Sua figlia è simpatica e intelligentissima”
“Naturalmente per il suo disturbo…”
“Non si preoccupi, ci ha già pensato la bambina. Ciao Circe! Salutami Spongebob!”
“Nooo non te ne puoi andare! Dobbiamo ancora giocare a scacchi e poi ti ho trasformato in maiale!”
“Devo andare da Vittoria e Davide, tu mi capisci? Non vorrei lasciarli troppo soli”
“Allora se è così ti tolgo l’incantesimo!”
“Ahhh, mi sento di nuovo…un idraulico! Grazie, Circe e a presto!
“Ciao ex maiale!”
“Buonasera, signora”
“Buonasera e scusi ancora. Che cosa devo dirle, se non che mi spiace tanto averle fatto perdere del tempo prezioso?”
“Ma io non ho perso tempo, signora cara, anzi!” dice prendendo la porta il nostro idraulico tutto contento “Non l’ho perso affatto!”.
E senza aspettare l’ascensore prende le scale di buon passo fischiettando la musichetta di Spongebob.

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