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La calca dei bagnanti affastellati a frollarsi sulla spiaggia offriva uno spettacolo curioso agli occhi di Nazim, esploratore intergalattico.
La forma che il Kepleriano, modificando temporaneamente la propria struttura genetica, aveva scelto per passare inosservato, era quella di un Canis Lupus Familiaris, di taglia piccola e razza mista. Un innocuo bastardello vagabondo, agli occhi dei terrestri.
Sulla base delle risultanze della missione di Nazim, il Comitato si aspettava di poter decidere se bonificare totalmente il pianetino Solare 3 dai suoi abitanti per poi ripopolarlo con un innesto di nuove specie alloctone scelte tra le più sagge e mansuete, oppure se controllare le forme di vita indigene e ricondizionarle per scopi utili al Bene Universale.
Nazim fece la pipì contro un palo captando con le narici in aria il sentore pungente dei nitriti. Quindi si sedette all’ombra, al riparo di un muro, e cominciò la sua osservazione.
La classe dominante sembrava quella degli Insecta che, volanti o meno, stavano un po’ dappertutto. Sembravano operosi e innocui, tutti dediti al ruolo che l’evoluzione aveva loro assegnato. Non sembravano né un pericolo né un problema, francamente, e la stessa cosa poteva dirsi delle creature acquatiche le cui immagini gli giungevano direttamente sul monitor retinico inviate dalla sua nave in orbita costante intorno a Solare 3.
Mentre faceva queste riflessioni provò l’improvvisa sensazione di essere osservato. Girò il capo e si trovò di fronte un grande volatile che lo osservava con occhio fisso e inespressivo. La connessione istantanea alla banca dati dei terrestri detta google gli suggerì trattarsi di un Larus Ridibundus, comunemente detto gabbiano, un uccello di mare che di norma non costituiva pericolo per il Canis Lupus. Rassicurato fece per riprendere la sua osservazione quando un violento colpo di becco per poco non gli staccò l’orecchio destro. Sfuggire al gabbiano non fu affatto facile. L’inseguimento tra grida e latrati andò avanti dieci minuti buoni.
“Qua c’è qualcosa che non funziona” si disse con il fiatone una volta che fu in salvo “Questa faccenda dei gabbiani feroci andrà verificata”.
In ogni caso non era quello il momento per affrontare il problema visto che il tempo stringeva e la missione doveva essere conclusa al più presto.
Si concentrò per tornare alla sua disamina della fauna terrestre.
La specie Homo Sapiens era quella che gli dava più da pensare. Gli esemplari seminudi che stava osservando avevano comportamenti apparentemente senza scopo o addirittura contraddittori. Si accalcavano gli uni sugli altri e facevano tutti le stesse cose nello stesso momento anche a prezzo di farle con gran difficoltà. Poi, quando sarebbe stato più facile farle perché non le faceva nessuno, pareva che tutti ne perdessero di colpo la voglia. Gli esemplari di sesso femminile ignoravano i maschi che desideravano, gli esemplari di sesso maschile desideravano tutti gli esemplari di sesso femminile che vedevano, tutti evidentemente avevano la curiosa abitudine di estirparsi i peli e tutti sfoggiavano gli stessi indelebili disegni sul corpo. Moltissimi ingurgitavano alimenti e bevande senza aver fame né sete e altrettanti non lo facevano pur morendo di fame e di sete. La cosa più strana era che pur standosi praticamente appiccicati era rarissimo si guardassero in viso essendo perennemente intenti a guardare fissi nei loro apparecchietti da comunicazione anche a comunicazione spenta.
Era tutto molto misterioso.
Restava da vedere se fossero di natura buona o malvagia.
Un sapiens maschio si rivolse alla propria compagna urlandole sul viso e strattonandola per un braccio senza alcun motivo apparente.
Malvagi.
Due sapiens presero a litigare e a insultarsi assumendo curiose posture bellicose per intimidire l’avversario.
Malvagi.
Due cuccioli iniziarono a picchiarsi e le madri intervennero per poi bisticciare selvaggiamente a loro volta.
Malvagi.
Quelli che parevano più ricchi perché più dotati di suppellettili e cianfrusaglie facevano mostra di godere che gli altri avessero meno e coloro che avevano meno non riuscivano a nascondere la loro profondissima invidia per quelli che avevano di più.
Malvagi.
Nazim sintonizzò il proprio telepsicorecettore sui pensieri del gruppo e si mise attentamente in ascolto.
Malvagi. Malvagi. Malvagi.
Non c’era niente da fare. Avrebbe espresso parere favorevole alla bonifica e al ripopolamento di Solare 3 con qualche specie più benevola come i panda di Gliese 581.
Stava per teletrasportarsi all’astronave madre quando due braccia lo sollevarono di peso.
“Ma non mi direeeee!!!! Ciaaaaooo tuu!!! Gaia, Ilenia, venite un po’!!!”
“Che c’è Asia? Cos’hai trovato??? Ohhhh ma che amoreeeee!!!”
Si trovò circondato da una decina di facce e altrettante bocche che urlavano come indemoniate.
“Non mi dire che è stato abbandonatooo!!! Guarda se ha la targhetta o il tatuaggio…”
“No???? Brutti bastardi schifosi! L’hanno lasciato magari per andarsene in vacanza… Pezzi di merda!! Fotografalo dai, che lo mettiamo su Facebook e li sputtaniamo!!!”
“Diamogli da bere!!”
“Magari ha fame, piccino!!! Diamogli da mangiare.”
“Sì ma ci vuole il cibo apposito. Qui davanti c’è un pet-shop! Io ci compro le crocchette biodinamiche, vitaminiche, prive di OGM che do alla Cleopatra!”
“Facciamoci un selfie con lui e postiamolo subito che magari gli troviamo una famiglia!!”
“Sì, magari non trucida come la tua!”
“Ma vaffanculo brutta vacca!”
“Anche le lucertole giganti di Pegasi 51 potrebbero andare” pensò Nazim mentre qualcuno gli posizionava un paio di occhiali da sole sul muso e lo accecava con il flash “nel caso i Panda di Gliese non fossero più disponibili.”

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