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Cosa c’è della bambina dalla treccia scura nella donna che ora muove nervosamente le mani e si gira di spalle per evitare il mio sguardo?
Forse un’ombra di orgoglio fragile, un chinarsi impercettibile del capo a sinistra quando sei stanca.
Di certo non ci sono gli occhi con cui mi guardi adesso.
Quelli li riservavi ad altra gente, che guardavi dal basso, lo ricordo bene, prima che tutto lentamente cambiasse.
Ma io per te sono un’altra faccenda da allora. Non un estraneo, non un nemico ma qualcosa di peggio, qualcuno che ha una colpa più grande. La colpa di non essere più il qualcuno di prima ai tuoi occhi. Un ex, un non più. Un ex amico, un ex complice, un non più idolo.
E anche gli occhi miei con cui guardo le tue forme e i tuoi gesti non sono più gli stessi che dedicavo a te fino a ieri, bambina mia.
Bellissima.
Che mi sembrano tutti inventati, tutti finti, tutti costruiti, tutti artefatti i tuoi gesti di ora. Trasformazione a tavolino della spontaneità con cui ti ho vista percorrere a gattoni i tuoi primi quaranta centimetri e tua madre si è portata le mani alla bocca con gli occhi pieni di lacrime e tutti e due ci siamo messi a piangere come cretini.
Ma non è per questo (tranquilla) che non ti guardo più con gli occhi di prima.
Non per questo non sono gli stessi su di te i miei occhi di oggi.
E’ perché ce l’ho su con te che è così.
Per questo sono così freddi i miei occhi, ecco perché.
Io. Sì. Ce l’ho su con te. Ecco perché.
Ce l’ho con te perché l’hai fatta troppo grossa a trattar male te stessa.
Trattar male la cosa preziosa che sei. Una cosa preziosa di cui non capisci il valore e di cui ingiustamente e prematuramente disponi.
Ti guardo e non ti posso perdonare. Perché della tua preziosità infinita non sei conscia e non l’hai meritata.
Non l’hai attesa, non l’hai accudita, non l’hai protetta, non l’hai cresciuta millimetro dopo millimetro pronta a tutto per evitarle qualsiasi dolore.
Te la ritrovi come un’eredità naturale e con l’arroganza di chi riceve un miliardo senza averlo guadagnato né avere idea di come si possa ottenerlo ti siedi sulla poltrona del comando e decidi se vendere oppure comprare.
Continui a muoverti a scatti, intanto, e mi parli secca, come si conviene ad un ex come me.
E ti si storce un po’ la bocca mentre mi parli, dall’emozione.
“Tu pensi che sia stortignaccola, la bambina che porto in grembo? Pensi che sia malata?”
Sono di cristallo liquido i tuoi occhi scuri.
Provi a darti un contegno da donna mentre mi parli, ma sei la stessa bambina che mi cercava la notte. Papà svegliati, sono io. Sono io e ho tanta paura.
Tu non vuoi che io veda le tue lacrime.
Tu non vuoi che veda che hai bisogno di me.
Ma hai bisogno di me, è così.
Hai bisogno di me.
E come te lo dico che io anche ho paura?
Come te lo dico?
Non ha niente, non ha niente, la tua bambina, stai tranquilla. Non è malata, non ha niente, e se ha qualcosa l’aggiustiamo. Ti ricordi la bambolina che ti ho cucito perché aveva il braccio staccato? Stai tranquilla. Non è malata, non ha niente la tua bambina (amore mio), non ha niente di niente, e io sono qui.
Sono qui e non me ne vado.
E la aspettiamo insieme la tua bambina.
Che sarà bella e non avrà niente.
Sarà bella
e se abbiamo un po’ di fortuna
sarà bella
quasi
come eri tu.

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