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Sedersi comodi, non necessariamente davanti ad uno specchio, puntare gli occhi su un punto neutro, non necessariamente il soffitto, sorseggiare qualcosa, un caffè, un bicchiere di vino, fumare lentamente una sigaretta, se se ne ha l’abitudine, e prendere a raccontare.
Si ribadisce, a scanso di qualsiasi fraintendimento, quanto sia importante che il racconto sia autentico, fin nei più piccoli particolari. Fatto salvo questo, il soggetto del racconto resti pure di vostra libera, liberissima scelta.
Io personalmente consiglio di concentrarsi su un buon ricordo, se non addirittura il migliore che avete a disposizione. Qualcosa che abbia buone possibilità di essere giudicato interessante da un ascoltatore reale o ipotetico.
Ogni soggetto può essere adatto, a patto che voi e voi soli siate i protagonisti della narrazione.
Non scegliete un aneddoto se non volete che il vostro racconto si esaurisca nello spazio di un minuto, non un fotogramma, una scenetta ma una vicenda vera e propria con un suo antefatto, un inizio, uno svolgimento e una fine.
Sono adatte le esperienze originali avvenute durante la vita di tutti i giorni o nel corso di un viaggio, le storie d’amore, la memoria di piccole o grandi imprese personali, gli eventi misteriosi o inspiegabili, il resoconto di fatti importanti a cui è capitato di assistere magari da un’angolatura inedita, la narrazione di un episodio curioso, intenso, significativo, anche privato o intimo, che abbia qualcosa da regalare a chi lo ascolta.
Può trattarsi di una vicenda antica, situata tanto indietro nel tempo quanto siete in grado di rievocare o di qualcosa che è successo da poco, che ha coinvolto più persone oppure voi soltanto ma, condizione indispensabile, è assolutamente necessario che riferendola resistiate alla tentazione di infiorettarla con particolari falsi o esagerati, anche quando questi siano con il tempo diventati parte integrante del vostro stesso ricordo.
Se sarete in grado di trovare nella vostra biblioteca di esperienze qualcosa del genere, qualcosa di autentico che possa divertire e interessare e stupire un altro essere umano, probabilmente siete sulla strada giusta. Se avrete saputo far nascere con la vostra esperienza vissuta, dentro al compagno di una vita o di una sera, la voglia d’altri mondi e il batticuore, la nostalgia e il desiderio di un sapore, di un’alba, di un’amore, certamente state vivendo un’esistenza degna. E di sicuro questo non è il solo ricordo che avete da raccontare.
Continuate così.
Alzatevi, una volta terminato il racconto e uscite a vivere ancora.
Condividerete con altri i vostri ricordi, se ne avrete voglia o tempo, durante le soste del cammino o quando avrete troppo male ai piedi per mettere ancora passi dietro di voi, e ascolterete i loro racconti, se ne avranno da darvi, che vi accendano di calore durante il crepuscolo della vostra giornata.
Ma se invece, pur cercandolo, non riuscirete a trovar nulla che sia meritevole di essere raccontato, se anche rovistando fino in fondo al vostro baule tutto vi sembrerà misero, scontato e poco interessante, allora preoccupatevi.
E non raccontate a voi stessi che una vita può essere intensa e piena anche senza eventi. Che nella quotidianità, nelle piccole cose di ogni giorno si possono trovare ugualmente mondi che sono capaci di riempirla. Non ve lo raccontate perché non è vero.
Non è vero.
Può star bene un giorno, questo, un periodo breve, ma poi i polmoni chiedono aria e la vita bussa, chiede, pretende che succedano cose, che i vostri sensi siano colpiti da odori e colori, che tornino a farle visita lo stupore e il mistero, l’incognita, la sorpresa, la paura e il sollievo.
E allora, se con questa piccola verifica non vi sembra di aver trovato nulla da raccontare, correte fuori subito. Correte, correte, perdio, che la faccenda per voi si mette male e gettatevi nell’acqua del mondo con tutti i vestiti.
Che a stare all’asciutto e al riparo s’affoga.
E a stare al sicuro si muore incolumi.

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