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Nella schermata aerea del navigatore
senza fatica individuo i nostri simboli
lungo la strada già colorata
e la restante che ci aspetta -il percorso
prevede tratti soggetti a pagamento
di pedaggio- e si conclude con la sua goccia
rossa rovesciata confitta nel cuore della meta.
Lì, all’apice dell’indicatore, saremo scordati,
a farla breve, con i nostri gioielli più puri,
paccottiglia, le nostre are sacre smontate
da feroci ignari per farci fioriere e vespasiani,
arredi urbani.
E vorrei dirti stamattina se non fosse dirtelo
come correre con l’acqua alle ginocchia
quanto mi siamo parsi noi due in ogni cosa
su quella mappa
trascurabili.
Trascurabile la nostra stradetta rossa
segnata dai denti che seminiamo
come pollicino e dai capelli e dalle gocce
perdute in fila dal serbatoio forato del sudore,
del colore e presto coperta dall’intrico
delle altre d’altri e vorrei dirti
se mi sentissi stamane d’averci il fiato
come questa vista satellitare m’abbia lasciato
privo di tutto, di qualsivoglia contentezza
e d’allegrezza
financo del sollievo, un tempo certo
della consapevolezza.

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