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Aurion era un drago giovane, di appena centosessantasei anni, cosa che non sarebbe stata poi così grave se tutti i problemi si fossero limitati a questo.
Il tempo col tempo sarebbe passato, qualche volta lentamente, più spesso rapido come un fulmine, e persino lui, il piccoletto dei piccoletti, alla fine sarebbe cresciuto. Così, semplicemente, senza dover far nulla di speciale. Avrebbe imparato a fare le cose draghesche (che non stiamo qui a riassumere) ed ecco qua, la faccenda si sarebbe risolta nel solito modo. Un giovane drago in meno, un drago adulto in più.
E invece il fatto increscioso era che il tempo per Aurion sembrava non volesse mai passare. Da quando era nato, all’epoca delle Grandi Speranze, dopo una fase iniziale di crescita pressoché normale, i progressi fatti si erano quasi arrestati. In un anno Aurion cresceva quanto un Drago normale in una settimana e da qualche mese sembrava addirittura si fosse fermato del tutto.
Anche se era molto giovane, Aurion sapeva benissimo quanto la sua vita fosse legata a quella degli uomini e non ignorava quanto quel legame fosse antico e indissolubile. Gli uomini avevano bisogno dei draghi per sognare e per ricordare, e i draghi non potevano fare a meno degli uomini per vivere.
E sapeva anche, perché queste cose un drago le ha nel sangue prima ancora di nascere, che ciò che gli uomini sentono determina la vita di quelli della sua specie.
Che c’era allora che non andava in questo legame invisibile tra lui e gli umani? Perché continuava a non crescere e non sbocciava alla vita come i suoi fratelli?
Misos, ad esempio, era uscito dall’uovo qualche ora dopo di lui ed era praticamente un drago fatto e finito. Era forte e robusto e quasi pronto a volare via dalla casa paterna per affrontare le Prove.
Mentre lui sarebbe stato ancora lì a cercare di farsi spuntare la prima fiammella sulla lingua, suo fratello sarebbe divenuto un Protettore, come tutti i membri della sua stirpe dalla notte dei tempi. C’era da impazzire a pensarci.
Preso da questi pensieri e incapace di trovare una spiegazione a questa ingiustizia, Aurion decise di chiedere aiuto all’unico nel suo mondo che fosse così sapiente da potergli rispondere.
Uscì dalla sua torre una mattina prima dell’alba deciso a non farvi ritorno senza risposte.
Per fortuna il nostro drago era decisamente portato per il volo. Sentiva, quando apriva le ali e si staccava dal suolo, che nulla al mondo gli apparteneva di più di quello slanciarsi in avanti, verso l’ignoto, e librarsi ogni giorno un po’ più in alto del giorno precedente. E quando guadagnava il cielo accecante di sole sopra la matassa bianca delle nuvole e giocava a inseguire gli aerei mettendosi nella loro scia ben attento a non farsi avvistare, non riusciva ad evitare di cantare, preso da un euforia incontrollabile.
Pochi hanno sentito i draghi cantare. I fortunati che possono raccontare di aver udito la loro voce dicono che sia capace di stregare gli animi più duri ed incalliti e che sia impossibile scordarla per tutto il resto della propria vita. Sarebbe bello raccontare adesso del canto dei draghi che guarisce le ferite degli alberi e il mal d’amore donando in cambio la malinconia, ma proprio non possiamo correre il rischio di perdere di vista il nostro Aurion.
Che era una fortuna fosse così portato per il volo, perché non c’era nessun punto dove riposare lungo il tragitto dalla costa fino al centro del mare di Atlante. E ancora, una volta giunto fin lì, non ci sarebbe stata nessuna possibilità di posarsi ma si sarebbero dovute porre le domande al Sapiente, sempre ammesso che lui avesse voglia di farsi trovare, mantenendosi costantemente in volo, e poi ancora trovar la forza di tornare indietro senza lasciarsi vincere dalla stanchezza visto che, come tutti sanno, i draghi, pesanti come sono, non sono molto amici dell’acqua.
E nonostante questo il piccolo drago non ebbe un tremito né un’indecisione quando vide scomparire la costa all’orizzonte dietro di sé. Volò dritto come un fuso sfiorando le onde fino al centro dell’oceano e lì cominciò a girare in cerchio emettendo il fischio di richiamo dei draghi, simile alla sirena che gli antichi piroscafi lanciavano a regolari intervalli attraversando i banchi di nebbia, agli inizi del secolo scorso.
Fu fortunato. Dopo pochi minuti sotto di lui l’immenso capodoglio, completamente coperto dai gusci delle conchiglie come da un’armatura lucente, fece esplodere la superficie dell’acqua con un salto prodigioso.
“Non parlare. So tutto. Ti riconosco” tuonò la sua voce, profonda come una fossa oceanica “So perché sei qui e so il tuo nome.”
“Dimmi dunque, ti prego” rispose Aurion “cosa spezza il mio legame con gli uomini? Perché invece di vivere, avvizzisco?”
“Tutto è nei nomi che vi vengono imposti appena usciti dall’uovo. Lì è il vostro destino, non l’avevi capito? Domani significa il tuo nome, nell’antica lingua dei greci. Se gli uomini costruiscono il futuro, se lo preparano, lottano per farlo migliore, se si proiettano oltre le loro vite ed edificano per i propri discendenti un mondo che possa essere più bello e più giusto di quello che hanno trovato, tu prosperi. Se si dimenticano di tutto questo appropriandosi di ogni cosa che trovano e distruggono ciò che hanno ricevuto in spregio ai loro stessi figli, tu ti spegni. L’altruismo e la speranza ti danno la vita. L’egoismo e l’avidità te la tolgono.”
Aurion capì all’istante e seppe con certezza che quello che il Sapiente diceva era la verità. Ringraziò il capodoglio e prima che quello si inabissasse di nuovo cercò di porgli un ultima domanda.
“So già quel che vuoi domandarmi” fece quello senza lasciargli nemmeno tempo di parlare “Misos nella lingua ellenica significa Odio”.
Aurion restò a guardare l’ombra scura che si faceva più piccola mano a mano che si allontanava verso le profondità del mare e poi intraprese il suo viaggio di ritorno con il cuore pesante che lo tirava verso il basso come fosse un’incudine.
E lasciamo qui Aurion a volare verso la riva in preda ai suoi tristi pensieri. Possiamo farlo perché questo racconto, al contrario di tutti i racconti fantasy, non ha ancora una fine.
Certo, ci sono tutti gli elementi per una buona storia: le forze del male e quelle del bene, l’amore e l’odio e un mondo da salvare, naturalmente, ma ancora non è deciso chi vincerà la battaglia finale.
I fatti sono messi così: che per il momento i cattivi sono in netto vantaggio e non si intravede bene come i buoni potranno contrastare il loro tetro predominio. Ma non disperiamo. Le storie fantasy hanno pur sempre i loro canoni e per fortuna finora non s’è mai visto che il bene non trionfi alla fine, anche se deve passare attraverso mille pericoli e mille sofferenze.
Diciamo che se non volete che proprio questa nostra finisca per fare eccezione c’è qualcosa che voi appassionati del genere stavolta non potete assolutamente fare e cioè stare lì con le mani in mano a leggere aspettando che i fatti si compiano.
L’esercito di Aurion cerca già volontari.
Voi non perdete tempo e correte ad arruolarvi, prendete la picca, cingete la spada e armatevi di coraggio che qui si gioca il tutto per tutto e se vogliamo avere futuro c’è bisogno delle forze migliori.

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