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Madonna Pà, sei ancora sulla poltrona dove ti ho lasciato stamattina. Non ti sei mosso di lì tutto il giorno, di’ la verità, hai passato tutto il tempo a leggere e a sentire quella musica blues e pensare a chissà che, come fai da quando mamma non c’è più.
“Ciao Sandro, com’è andata, oggi?”
Sempre la stessa domanda travestita. Non faccio in tempo ad entrare in casa che scatta. Come vuoi che sia andata. Al solito modo è andata. Di merda è andata. Quello che so fare io non serve a nessuno e comunque con il tempo manco me lo ricordo più se so farlo davvero e cos’era, persino. Com’è andata. Vuoi che te lo dica? È andata che mi sono rotto di fare il piazzista di me stesso porta a porta e ho smesso da un pezzo. Sono uscito dalla vetrina, mi sono tolto le luci e i lustrini e esco la mattina presto per andare a pisciare lontano. Frequento la gente che è in giro, senza scegliermela. Quel che passa il convento. Perché la gente che frequenti quando lavori, te la scegli? No, te la trovi lì. Appunto. Lo stesso. Magari è gente del cavolo, magari beviamo un po’ troppo. È un copione, che ci vuoi fare? A te è toccato il tuo, a me è toccato questo.
“Sandro, ascolta, hai due minuti?”
E come no. Ne ho quanti ne vuoi di minuti, li vendo all’ingrosso, mi avanzano da tutte le parti. Solo, ti prego, risparmiami il pistolotto sul darsi da fare, sul futuro e su tutte le favolette del medioevo. Che stasera non ce la faccio proprio.
“Sandro, io ho pensato di farlo”.
Di fare che? Di fare che? Non ero mica nella tua testa a sentire i tuoi pensieri, oggi. Di che stai parlando con la solita aria solenne che hai quando vuoi dire le stesse cose dell’ultima volta e della volta prima ancora?
“Nessuno si chiedeva mai se ci fosse un posto nel mondo per i propri figli, quando io e mamma ti abbiamo avuto. Non ci si pensava nemmeno. Era dato per scontato che il mondo che aveva accolto noi avrebbe accolto voi allo stesso modo. O in un modo diverso, certo, ma che ci sarebbe stato comunque spazio per le persone che sareste diventati.”
Oh santo dio, stasera è carico e va per le lunghe. Lasciami fare una doccia e mangiamo, Pà, ti prego.
“Nessuno pensava che i nostri figli avrebbero mai potuto prendere il nostro posto. Senza neanche rifletterci, noi credevamo di sapere che avrebbero trovato un posto loro e che il nostro sarebbe rimasto il nostro fino alla fine, irripetibile, e che a loro in ogni caso non sarebbe mai interessato come a noi non era interessato quello dei nostri genitori.”
Peccato che i posti siano finiti, Pà. Finiti.
“Peccato che i posti siano finiti. E che l’amore non si possa più manifestare crescendo i figli, attrezzandoli e poi lasciandoli liberi con una borsa d’amore e di ricordi. Così ho capito che l’amore oggi chiede altre azioni”.
Sempre lo stesso. Sempre lo stesso figlio della sua storia medievale che pensa di risolvere ogni cosa con l’amore.
“Così io penso che oggi la cosa da fare sia questa. Ormai ho deciso. Ti lascio il mio posto, la mia pelle, i miei vestiti, la mia poltrona perché tu ci metta te stesso, figlio mio, con i tuoi pensieri.”
Lo Stato non promuove il suicidio né lo incoraggia ma lo accetta come libera scelta personale e lo facilita con particolare riguardo all’età senile in special modo laddove l’atto faciliti la trasmissione di beni necessari alla sussistenza a vantaggio di un discendente secondo la linea ereditaria ovvero di un designato purché di giovane età, privo dei necessari mezzi di sostentamento e regolarmente iscritto alle liste di disoccupazione.
“Ne parlano sempre, anche in televisione, è normale se ci pensi. Tua madre sarebbe d’accordo e farebbe lo stesso”.
Per i beni così trasmessi non sarà prevista alcuna tassa di successione. E’ prevista la reversibilità dell’assegno pensionistico a vantaggio del beneficiato purché preventivamente indicato dal titolare all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale mediante modulo apposito da depositarsi almeno trenta giorni prima della realizzazione del proposito suicidario. Tale diritto decade definitivamente con il termine del comprovato stato di disoccupazione del beneficiato e in ogni caso con il raggiungimento del teorico ottantacinquesimo anno di età del titolare.
“Ho fatto tutto quello che dovevo fare. E’ tutto pronto.”
Ma che cazzo stai dicendo? Che cazzo dici? Non ti azzardare. Non lo voglio il tuo posto. Non lo voglio il tuo dono. Lo rifiuto, hai capito? Lo rifiuto. Chiaro? Non ci provare.
“Ho preso tutte le pastiglie di tua madre, quelle che prendeva alla fine. Tra poco mi addormenterò, senza sentire male.”
Le spese funerarie nei casi previsti dalla presente legge sono a carico dello Stato.
“Ti ho lasciato tutto scritto, di là sulla scrivania. A me basta stare vicino a tua madre, non ti devi preoccupare d’altro. Anche se non avrai voglia di venire a trovarci, noi staremo benissimo insieme, lo sai. E ora che abbiamo fatto uno scambio a costo zero, che ci sei tu e non ci sono io, che il posto è rimasto uno, spero solo ti lascino vivere. Come noi desideravamo per te. Quando eravamo ragazzi e credevamo che questo fosse un diritto e non si dovesse comprarlo.”

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