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“Senti, visto che insisti tanto, io l’indirizzo di questo veggente te lo do ma ti avviso: è facile incappare in strani equivoci quando si ha a che fare con lui.”
“Equivoci? Che genere di equivoci?”
“Come ti ho già spiegato lui non è in grado di vedere né il passato né il futuro ma solo il presente mentre avviene. È uno a cui rivolgersi per sapere quello che sta succedendo altrove, qualcosa da cui si è esclusi e che si desidera conoscere.”
“Fa proprio al caso mio.”
“Guarda non voglio nemmeno saperlo perché fa al caso tuo, fatto sta che ad alcuni che si sono rivolti a lui sono successe cose incresciose in passato.”
“Non immagino cosa mai potrebbe essere successo.”
“Ah sì? Senti qua. Un marito geloso l’anno scorso si era rivolto al Veggente per sapere che cosa stesse facendo la moglie quel pomeriggio dal momento che il racconto di lei non l’aveva convinto. Il Veggente gli rivelò che in quello stesso momento, mentre stavano parlando, un uomo stava sopra alla sua donna e che lei mugolava, tremava, aveva la testa rovesciata all’indietro e la bocca spalancata in un lungo gemito.”
“Oh madonna! E lui?”
“E’ tornato a casa e ancora un po’ l’ammazza.”
“E be’ non dico che lo giustifico, però…”
“Però un cavolo! La poveretta era dal dentista.”
“Oh, caspita! Effettivamente, un bel qui pro quo.”
“E non è finita. Pochi giorni dopo è successa una cosa simile alla versione femminile dello sposo geloso. Il Veggente le comunicò che il marito in quel momento si stava facendo toccare le parti intime da un uomo da lui stesso pagato”.
“Dio che schifo!”
“Ma naturalmente le cose non stavano così…”
“Aspetta! Non me lo dire! Era dall’urologo!”
“E certamente! Peccato che la mogliettina lo abbia spedito all’ospedale prima di capire lo sbaglio!”
“Un mese fa anche mia cugina è stata da quel tipo!” intervenne Guarnieri dell’ufficio prenotazioni, che stava sempre lì ad origliare “e si è sentita dire che in quel momento il fidanzato nonché promesso sposo stava comprando gioielli rubati da un ladro d’appartamenti.”
“Accidenti! Questa è più difficile! E dove stava l’inghippo? Cosa stava facendo in realtà?”
“Non c’era nessun inghippo, stava facendo proprio quello. S’è scoperto che era un ricettatore e arrotondava così.”
“Ah ecco. Comunque ragazzi, sia come sia, io da questo veggente ci vado. Vuol dire che starò attento ad interpretare e cercherò di non essere frettoloso.”
“Come vuoi tu. L’indirizzo ce l’hai, avvisare ti abbiamo avvisato, liberi tutti.”
Il palazzo del veggente era un edificio anonimo e ordinato nella periferia non degradata della città. Sulla targhetta del citofono, al numero 15, tra Mancuso Antonio al numero 13 e Fam. Lancillotti al numero 16, stava scritto “Veggente”.
“Immagino lei sappia già tutto di me.”
“Io so che un cane sta pisciando sulla ruota anteriore del suo motorino in questo momento. Altro non so.”
“Sì, ha ragione, avevo dimenticato del suo problemino con il passato. Io sono qui per sapere di una persona. Cosa sta facendo adesso, intendo.”
“Certo, lo immaginavo. Ho bisogno di qualcosa che la riguardi per individuarla.”
“L’ho pensato. Ho portato una foto.”
“Mmm, è piuttosto vecchiotta.”
“Non è sufficiente?”
“Sì, sì, vedremo di farcela bastare. Venga, sediamoci qui. Mi lasci concentrare.”
“Allora, ce la fa?”
“Vuole avere un attimo di pazienza? Non è da queste parti, è lontana. Mi dia un minuto. Ecco, ora la vedo.”
“Mi dica, la prego! Dov’è? Com’è?”
“Ha i capelli di un colore diverso dalla foto, più chiari. È in casa. Fuori dalla finestra si vede che sta piovendo. Lei è intenta a cucinare.”
“Mio dio, lei può vederla. Io non la vedo da otto anni. Darei qualsiasi cosa per essere lei in questo momento. Mi dica cosa sta facendo, non smetta.”
“Sta cantando mentre cucina.”
“Sì.”
“Ora lascia la pentola sul fuoco ed esce dalla stanza.”
“La segua! Dove va? C’è qualcuno in casa?”
“Non vedo nessuno. Lei va in bagno, apre l’acqua, si spoglia, entra nella doccia.”
“Com’è? È bella?”
“È molto bella.”
“Aspettiamo che finisca.”
“Ecco che esce e si asciuga. Si fa un po’ di piega con il phon e poi si trucca.”
“Si trucca?”
“Si trucca. La matita, il rimmel, un velo di fondotinta, appena un po’ di rossetto.”
“E ora?”
“Va in camera e si veste. Un bel vestitino scuro su cui spiccano i capelli chiari.”
“Com’è il letto?”
“In che senso?”
“Singolo o matrimoniale?”
“Matrimoniale. Ora percorre il corridoio con passo veloce, si ferma dalla scarpiera e indossa le scarpe con un po’ di tacco. È proprio graziosa. Corre in cucina e spegne sotto il fuoco. Ora apparecchia la tavola. Bicchieri, piatti, posate.”
“Per quanti apparecchia?”
“Per due. Apre un cartoccio di carta, tira fuori dei fiori, mette un po’ d’acqua in un vaso di vetro, ci dispone i fiori e lo mette in tavola.”
“Fiori rossi?”
“Sì, rossi, sì. Ora si blocca. Devono aver suonato alla porta. Lei mette a posto di corsa le ultime cose, si toglie il grembiule, si rassetta il vestito, si ravviva i capelli e si avvia verso l’ingresso.”
“Guardi la ringrazio, basta così, ho capito tutto. Mi dica quello che le devo.”
“Parla al citofono e sorride. Si illumina in viso.”
“Ho detto basta, la prego! Guardi le lascio qui i soldi, cinquanta spero che bastino.”
“Lei apre la porta e aspetta che l’ascensore arrivi al piano.”
“Va bene. Arrivederci. La foto la tenga pure lei. La porta di casa me la chiudo dietro, d’accordo? Grazie, ancora, la saluto e la ringrazio.”
“Lui apre la porta dell’ascensore e le corre incontro. Si abbracciano. Lei gli accarezza i capelli e gli toglie l’impermeabile tutto bagnato. È un bel bambino. Avrà sette, otto anni. Lei prende la cartella e la mette vicino al termosifone ad asciugare. Ma sa che…. Accidenti! Il signore se ne è andato! Che peccato! Volevo dirgli che begli occhi ha il bambino. Chiari chiari un po’ come i suoi. E come mangia d’appetito! Fa venire il buonumore a vederlo. A proposito è ora di pranzo. Fammi concentrare che vedo se l’alimentari a due isolati è ancora aperto… Sì, aperto! Fammi sbrigare che con i cinquanta del signore ci faccio lo spesone e ci pago pure i debiti!”

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