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T’incanti della gamma di gialli
che contamina a chiazze
il bosco stupito di lasciare
senz’alcuna ragione
l’estate.
Chissà se saprai compiacerti domani
del pallore d’un uomo che muore,
dello scarlatto rutilante
del sangue
che gli tinge le scarpe.
Io per me sono certo di no,
di non possederne l’estro,
e allo specchio di questa finestra
sperimento il talento del mondo
di sopravvivere a tutti i suoi figli,
come vuole natura.
E la asseconderei senza fatica,
se mai fossi saggio, non vedrei
in ogni foglia incendiata
dalla gangrena che la farà riversa
sotto i tuoi passi estasiati
il bocciolo che è stata
e il suo miraggio d’eterno.
Altri germogli domani
come un firmamento
orneranno questi rami svestiti
e in molti vorranno cantarli;
io, se lascerai che il mio passo
rallenti, ti seguirò standoti
d’una stagione indietro,
m’attarderò per via
a risarcire ogni foglia
del verde che le è stato rubato
con il ricordo
rimedierò ogni caduta
come non fosse mai avvenuta.

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