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Ricordami/
com’è che è andata/
che mi ritrovo in questo allestimento/
con queste vesti /con questo spicciolo
da cento/ tra indice e pollice/ e questo
corpo/ indosso a questo corpo/
che sono certo/ che appartenga a un altro.
Ricordami/ che io t’ ascolto/
anche se non so chi sei /né quando
mai/ t’avrei incontrato/ (facce come quella/
con cui mi guardi/ sappi che mai
che io sappia mai/ avrebbero potuto
far parte – mai- /del campionario
di facce da cui sceglierei una faccia/
d’avere davanti/ in un mattino grondante
di calze bagnate e ignavia e novembre)/
ma parla lo stesso tu/ nonostante parla/
che io intanto mi sforzo egualmente/
rievoca/ ricostruisci per me/ l’incredibile
storia che spieghi il mistero le righe
cancellate le cifre abrase/
le pagine che trovo mancanti alla conta.
Solo t’avverto:/ non mi mentire./
Non raccontarmi una storia logica/
un elenco di cause/ di effetti plausibili/
una concatenazione/ di impercettibili/
cambiamenti capaci di farmi il viso
alieno/in mezzo alle orecchie/
e questo mondo/ iperuranico/
che mi si disfa d’ intorno/
contraddizione/
d’ogni bellezza d’ogni aspirazione/
sciupìo d’attese/ quest’acqua
lorda/ che senza pace/ spegne la brace.
Rivelami invece il fatto imprevisto/
che ha deviato il proiettile/
l’eccezione l’hapax che ha sovvertito/
il corso/ dimmi l’inghippo/
l’accidente l’arcano/ fammi ridere
dimmi cos’è questo scherzo/ questo
disguido/ che ha fatto di me uno
che è tanto distante da me/ e questo
spiacevole/ inconveniente/
che siamo già qui a parlare di morte/
e io non ricordo d’avere fatto
niente/ ancora niente/e se l’ho fatto
non ne ero cosciente/ e comunque
di sicuro non era sufficiente.

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