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Riaffiori inaspettata indossando
sulle spalle la luce d’estate,
ti sprofonda nella veste la scriminatura
dei seni e trascorri veloce,
come si rifugia sotto i tuoi piedi
l’ombra man mano che s’alza il mattino.
Potrei ricordarti respirare
t’avessi mai stretta la mano,
si fossero cercate le circonvoluzioni
dei nostri polpastrelli come galassie,
anelli d’albero rivelatori della tua polpa
bambina e sarebbero nitidi
i tuoi suoni ai miei occhi, brillanti al palato
i tuoi odori non fossi stata sirena
d’ambulanza fotogramma colto
voltandosi un disparire una carambola
di mozzicone dal finestrino un passaggio
di colibrì un estinguersi improvviso
di lampadina.
Questo è: sei ancora qui perché preme
d’evocarti ad uno qualunque
che nemmeno ricordi.
E ovunque tu sia, richiamata torni
senza saperlo dove non sai
d’esser mai stata, indossi dal tuo
altrove per me sulle spalle la luce,
ancora ti eclissi lasciandomi
senza saluto nel grigio improvviso
d’una bruma d’estate.

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