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Sono felice stamattina, Sandra
mi dice, e non so perché. E ancora
vedo mentre guado l’uscio e si
rischiara la strada alla luce
del suo viso di quanto poco
importi che ci sia in cielo
o in terra una risposta a questo.
La felicità si prende senza
chieder troppo, a quanto pare;
è sul dolore che ci si fa pignoli, è lì
che la domanda non cessa
e insiste e ci tormenta come
non sapessimo farci capaci
della sua esistenza.
E sarebbe bella davvero
credessimo alla fine
che la felicità ci spetti se -trema
la voce a dirlo- fossimo persuasi
nel profondo di esserle promessi
sarebbe enorme
che noi s’arrivasse a tanto, folle
fosse così:
un obbligo cercarla e un delitto
non essere capaci di trovarla.
Sandra resta
io salpo lei torna a non so
quali lieti pensieri, passeri
nello sfacelo che s’avvia
del giorno
e io m’affretto,
felice per questa meteora
di felicità non mia, sola possibile,
m’affretto,
che si preannuncia fitta
e scandita la mattina e mi tocca
pure una sosta imprevista
per via che sono a secco
di benzina.

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