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Eppure è così giusto essere qui
così
come si può dire?
appropriato
il nostro abitare in questa biosfera
cannibale, lungo i cigli, sulla soglia
profanata dei nostri templi
così
inevitabile
far parte di questo proscenio
nonostante lo spettacolo
miserando che offriamo dei giorni
nostri, l’abominio senza appello
della nostra specie, le imboscate
dell’angoscia, il deteriorarsi
degli organi, la perdita dei peli,
dei sogni, delle illusioni,
della rivoluzione, degli amori,
così
come dire?
pertinente
essere parte dell’immanente
– mi raccontava ieri una paziente mite e commossa che sua madre morendo, purissimi occhi celesti che dal letto fissavano il soffitto (anche mia nonna aveva occhi così. Mi è sempre sembrato, della morte, lo sfregio più inconcepibile lo spegnersi degli occhi), abbia sospirato: “ È appena iniziata e già è finita” e ora io non so se sia proprio vero questo racconto ma anche se non fosse del tutto vero è vero lo stesso, è chiaro, tu mi capisci –
e dicevamo,
è così
passami il termine
così quelchecivuole
avere tutto questo mondo di lato,
di fronte e addosso, bello sempre,
sempre
anche negli esodi dei condannati,
nella carcassa rivoltata di un animale
a bordo strada, nel dolore orizzontale
di un bambino abbandonato
così
consono
così
congruo
esserne un frammento
che appare
inaccettabile un sopruso un atto di squadrismo
questo d’esistere perché vivi e sapere
che dalla vita, di cui siamo sostanza
e ci è sostanza, saremo espulsi
in breve, senza motivo e senza appello
e non essere vivi sarà
non essere
e non essere a poco a poco
sarà come non essere mai stati
(qui).

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