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Che cosa sciocca l’amore
che sospende la ragione e scura
la vista e distoglie
dal moto insensato delle particelle,
dal respingersi e dall’attrarsi
delle cariche, dal comporsi
e ricomporsi della materia in forme
temporanee, conseguenti
alla precedente, necessarie
alla seguente, nessuna più utile
dell’altra, nessuna indispensabile,
tutte inesistenti
quando cessano d’esistere, inesistite
un istante prima d’essere esistenti.
E quando mette ogni cosa
al suo posto come se ci fosse
un posto a cui le cose sono destinate
e dà pienezza al vuoto e finge
che ad attenderci ci fosse un luogo,
dai tempi dei tempi, che nominiamo
senza averne scienza, uno spazio
per noi su questa terra
che si raffredda come uno sformato
che attende nessuno
per essere servito e veste
d’un senso indubitabile
che non sapremmo mai ripetere
ogni assurdo accadere e di colori
visibili solo ai nostri occhi il grigio
uniforme della visione
che ci si scolora.
Che cosa sciocca che è l’amore
benedetto inganno
metanfetamina che rende
sopportabili i geloni, la marcia
forzata, l’assenza di un fratello,
maledetto
inganno che fa scorrere
la tratta nel deliquio così
che ci coglie ebeti
la trasformazione
e ci scarifica intorno al cranio
minerale
dell’ultimo bacio
nient’altro che il rimpianto.

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