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Luigi finalmente ha trovato il coraggio di dirlo a Tommaso. Ci ha messo mesi ma ora sente di non poter vivere un minuto di più con questa menzogna che insozza ogni cosa e offende la loro amicizia. Ma perché proprio adesso Tommaso s’è messo a non farsi trovare al telefono? Non si capisce perché non risponda, non si capisce perché lo tenga staccato così a lungo proprio lui che non lo spegne nemmeno quando si sta confessando. Allora Luigi chiama Najma la sorella di Tommaso e lei risponde, sì, ma dopo un bel po’ e gli dice che Tommy sta male e che è in ospedale ma non dove lo si può visitare, no, è in rianimazione, dietro una porta col citofono e che al di là fanno passare solo i parenti più stretti e non per toccarlo o potergli parlare, per carità, ma solo per guardarlo dormire attraverso il vetro per pochi minuti. Che è successo? Che è successo grida Luigi ma Najma ha già buttato giù. Allora Luigi prende lo scooter e corre in ospedale e qui apprende che Tommaso è grave, gravissimo e forse non ce la fa. Ma come è stato? Come è stato grida, ma nessuno risponde e tutti piangono. Allora Luigi è preso dal terrore che Tommaso muoia senza sapere la verità, che muoia nell’ignoranza, che muoia tradito, che muoia senza di lui, senza un lui onesto negli occhi ma con un lui bugiardo conficcato nei neuroni che si vanno spegnendo come lampadine bruciate e questo renda definitiva, per l’eternità la sua menzogna da poco. E così prova a raccontare a tutti la sua verità, a tutte le persone che vogliono bene a Tommaso come se da loro potesse arrivare a lui almeno l’eco, a quelle orecchie spente, a quegli occhi chiusi ma a nessuno importa niente e tutti lo guardano male e comunque nessuno di loro è Tommaso, neanche lontanamente e le loro orecchie non sono le sue orecchie e i loro occhi sanno solo piangere e nemmeno lo vedono. Così passano due giorni con tutti che stanno lì fuori accampati come assedianti, come gli achei nella piana di Troia, finché il dottore non esce e dice che il paziente è fuori pericolo, così dice, e Luigi si sente felice, sì, ma non come avrebbe pensato e mentre si chiede il perché di questa gioia incompleta capisce che lo stanno facendo entrare a salutare il malato. Così eccolo davanti a Tommaso, eccolo finalmente, Luigi.
Ti volevo parlare, dice, e guarda tu cosa mi vai a combinare.
Ne avrei fatto a meno, fa lui, ti giuro ma tu, tu cosa volevi dirmi alla fine, cosa volevi amico con la faccia da cane bagnato.
L’ho scordato, dice Luigi, si vede che non era niente di che, tu ora pensa a guarire, pensa a guarire che prima o poi magari mi torna in mente di nuovo.

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