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Quando sarò morto mi mancherà star qui a occhi chiusi a indovinare di chi sono i passi che mi navigano incontro lungo il corridoio. Intendervi già dal ritmo, dal peso, dal diverso alternarsi del tallone e delle dita, dalla strusciata breve o prolungata che è speciale per ognuno e già sapere l’umore che vi guida. Mi mancherà il fruscìo che fanno le lenzuola sulle tue gambe nude e su di te tutta, sulla tua schiena, sulle braccia, quando entri in questa navicella spaziale dove ti attendo per accendere i motori. E decollare.
E salire le scale sapendo il mio libro in attesa e la storia che contiene che forse è immutata o forse è cambiata, il tempo fermo prima dell’alba, il tempo in stazione, gli squilli che tagliano il tempo prima che tu risponda, l’istante perfetto in cui la moka trema senza suono, prima di farmi le fusa e svaporare.
Mi mancherà questo quando sarò morto, ogni istante sulla soglia, le vigilie, l’avvicinarsi lento del viso a un viso che ancora non sa se accetterà quel bacio. Non la luce mi mancherà, non la felicità, quando sarò morto, ma della felicità l’attesa, sopra ogni cosa, e il suo ricordo.

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