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Io canto e non m’ascolti
come le parole fossero sott’acqua
e le tue orecchie lapidi
intanto che crolliamo
diligenti
tu che pure di me frequenti il corpo
e attendi ai suoi bisogni
nel modo in cui si lava
con la spugna un vecchio
che per la vergogna
tiene gli occhi chiusi.
Il canto non m’ascolti,
ma mi disegni un mondo
di mani intorno, alacri, di atti
urgenti, irrinunciabili
al sostentamento
e annaffi me, ci annaffi
e della pianta lasci
la speme si svigori
di mescolarci il seme
al seme che è fin dentro i fiori
ed è l’unico senso
per cui la pianta esiste.

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