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Raúl apparve all’angolo con il suo solito passo svelto e le mani affondate nelle tasche del parka. Faceva freddo, un freddo malevolo che non ti smetteva dentro nemmeno quando eri al caldo da ore.
Paula rabbrividì, diede ancora un sorso al suo thé e si fece vedere con un cenno attraverso il vetro del bar.
Chissà perché Raúl aveva insistito così tanto per incontrarla subito. Eppure lo sapeva bene che chiedere anche solo mezz’ora di permesso al vecchio era una delle imprese più difficili al mondo.
Il ragazzo entrò nel locale facendo trillare a lungo il campanello della porta. Aveva un aria eccitata. La donna sentì in cuor proprio che solo una cattiva notizia poteva richiedere tanta urgenza e subito pensò alle analisi che gli aveva chiesto di mostrare alla dottoressa.
“Sei stato dalla doctora?”
“Come? Si, si ci sono stato ma non è per questo che ti ho chiesto di scendere.”
“Ma vanno bene le analisi?”
“Ancora? Vanno bene, vanno bene. Sempre a questo pensi? Ti ho detto che non è per questo che siamo qui”
“Dime allora. Ti ascolto”
“Paula, guardami negli occhi”
“Che succede Raúl?”
“Oggi è un grande giorno”.
“Me sto spaventando, Raúl. Vedi che già non mi sento bene, me batte el core, lo vedi?”
“Non ti dovrai più preoccupare, Paula. Da oggi la nostra vita cambia per sempre”
“Hai una nuova fidanzata?”
“Di più, molto di più”
“Hai trovato lavoro?”
“Di più, di più!”
“No me fare gli indovinelli Raúl, te prego, che me agito troppo. Già non sto mai come vorrei.”
Il giovane tirò fuori un biglietto multicolore dalla tasca e lo stese di fronte al viso della donna tenendolo con entrambe le mani.
“Oh mio dio! Ma questo è…”
“Sì Paula! Sì!”
“E tu…”
“Primo premio Paula! Primo premio! Quattro milioni!”
“Oh Dio! Oh santisima Virgen!”
Raul sorrideva con tutta la faccia.
“Che ci facciamo ora con tutti questi soldi?”
“Non dovrai più lavorare, intanto! Dì al vecchio e alla sua famiglia che si trovino un’altra. E le pulizie alla domenica, basta anche quelle! E anche le notti all’ospedale, basta a tutto, capito? Una volta per sempre!”
“Ma tu dici Raúl? Dici che possiamo davvero?”
“Ora tu vai da loro e li saluti e poi torni da me e andiamo a fare shopping e poi a cena fuori, d’accordo? E a Marzo torniamo al paese per la Pasqua. Appena ritiro il premio compro i biglietti. Te la ricordi la processione del Venerdì, Paula? Che meraviglia era! Ancora qualche mese e poi la rivedremo. Ma ora vai. Vai che ti aspetto.”
“Io vado Raúl. Vado ma tu sei sicuro, vero?”
“Insomma Paula! É cambiato tutto, dovrai abituarti!”
“Dio ti benedica Raul! Quando sei nato io me lo sentivo che tu avresti portato bene a tutta la famiglia!”.
Faceva freddo fuori. Un freddo che lo vedevi per aria.
Paula si avventurò come poteva lungo il marciapiede con il suo passo zoppicante lasciandosi sbuffi di vapore di lato che scomparivano quasi all’istante.
Raúl prese la tazza rimasta sul tavolo con entrambe le mani sperando di trarne ancora un po’ di calore. Provò a calcolare mentalmente quanto sarebbero bastati i risparmi a furia di spendere e spandere come ricchi tutti i giorni.
Poi pensò che in fondo era sufficiente bastassero poche settimane. Due o tre. Quattro al massimo. Così aveva detto la dottoressa.

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