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Dio decise che ci voleva un po’ di neve. Ma non due fiocchi. No, una cosa ben fatta, come ai vecchi tempi. Aveva bisogno di coprire il lerciume del mondo con qualcosa di pulito e non vederlo per un po’. Una specie di vacanza. Mentre il pietoso lenzuolo si sarebbe steso su tutte le brutture degli uomini e sulle loro opere, contava di distogliersi almeno per qualche tempo da quella causa persa che era occuparsi di loro e dedicarsi finalmente ad un progetto che gli frullava in mente da qualche migliaio di anni di anni, lustro più, lustro meno.
Riprovarci.
Ecco cosa aveva in mente.
Altrove, in un altro modo, tutto daccapo. Evitando di compiere di nuovo gli stessi, come dire, era strano ma a questo punto non gli veniva la parola. Aveva pensato a tutto. Non essendoci pianetini adatti al suo scopo si era ripromesso di fabbricarne uno a bella posta. Lì si sarebbe dato una seconda opportunità visto che la prima si era rivelata un vero, e di nuovo non c’era verso gli venisse il termine. Va bene, poco male.
La nevicata iniziò una bella domenica mattina e fu chiaro da subito che non era una nevicata come tutte le altre. Venivano giù dei fiocchi che sembravano delle lavatrici. In un’ora Taormina sembrò Livigno e Livigno il set dell’Era Glaciale II. L’Africa Sahariana assunse le sembianze del pack artico e i cammelli dovettero mettere le catene.
In breve tutto fu bianco come il bianco degli occhi di uno spazzacamino senegalese.
La terra vista dal satellite sembrava un dente di Julia Roberts, ma sferico.
Per la prima volta da un milioncino di anni il Sommo poté volgere la sua attenzione altrove.
Subito, zitto zitto, fabbricò un bel pianetuzzo proprio adatto al suo scopo stando ben attento a non creare onde gravitazionali che potessero in un futuro farlo sgamare da quegli impiccioni dei sapiens e dai loro apparecchi.
Fatto che l’ebbe, bello bello sferico e rotante, con la sue brave proporzioni di azoto, ossigeno, idrogeno e carbonio e tutto il resto, venne colto da un pensiero atroce.
Non è che l’ultima volta tutto il pasticcio era nato dal fatto che quando aveva creato il primo di quei degenerati, ne veniva da una settimana di tour de force che manco Stakanov? Senz’altro doveva essere così. Aveva dedicato il meglio di sé ad esseri come il dugongo e il licaone e si era lasciata per ultima la più letale e pericolosa delle creature. Memore di ciò invece di iniziare a popolare cieli, terra e mari d’ogni forma di vita immaginabile, si concentrò subito sulla cosa più importante, finché era fresco e lucido.
Per prima cosa evitò accuratamente la creta. Impiegò il legno, invece, flessibile e resistente allo stesso tempo.
“E lasciamo perdere quella roba dell’immagine e somiglianza, per carità! -pensò- Questo lo faccio totalmente diverso. Imponente, che per quella faccenda del complesso di inferiorità i piccoletti diventano sempre aggressivi. E resistente al freddo pure e alle intemperie, così evitiamo il tormentone di doversi coprire con la pelle degli altri e aver bisogno di scoprire il fuoco da cui poi derivano guai peggiori.”
Cominciò a scolpire e in un attimo si trovò di fronte ad un buon modello.
“Devo farlo longevo, molto longevo, che non c’è guaio peggiore che il desiderio di quegli sciagurati di guadagnarsi fama e gloria per essere ricordati! E poi devo assolutamente risolvere la questione del sesso e della riproduzione che sono il padre e la madre delle peggiori calamità. Ecco sì, lo faccio unisessuato e non se ne parli più.”
Finito che ebbe, guardò la sua creatura, le alitò la vita e la contemplò. Era soddisfatto anche se non riusciva a togliersi dalla testa l’idea d’aver già visto qualcosa di simile in passato.
“Mi darai grandi soddisfazioni -disse al suo figliolo- hai tutto quello che il tuo fratello maggiore laggiù non ha e ti manca tutto quello che lo affligge. Tu sei il sapiens 2.0. Semplicemente perfetto. E’ proprio vero che si impara a furia di, come dire…”. Inutile, la parola non gli veniva.
Il cipresso non reagì alle parole del suo creatore.
Se ne stette lì affusolato e immobile, svettante verso il cielo violetto. L’Onnipotente venne colto un sottile senso di disagio.
Sulla terra nel frattempo i venditori di pale avevano già creato una potente lobby che era entrata in competizione con quella dei venditori di spazzaneve per controllare gli appalti della pulizia delle strade. Si erano già registrate le prime vittime e da più parti si temeva una veloce escalation del conflitto.

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