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Barriera antirumore, barriera antirumore, barriera antirumore. Sensazione spiacevole. Qualcosa che è successo oggi. Niente, non c’è verso. Chissà. Fame. Limite 110. Quattordici e quarantatré. Ma guarda quello su quella moto. Avrà cinquant’anni. Anche di te quando ti guardano pensano guarda quello, avrà cinquant’anni. Però è come se fosse un altro il tu a cui pensi quando dici tu, per cui frega poco. Niente no: poco. E poi io non ho cinquant’anni, io fingo. Radio Montecarlo notizie sul traffico. Sei sempre vestito male. Ma puoi cambiare se vuoi. Senza problema. Quando vuoi. Ah no? Vedrai. Tutto il pomeriggio di lavoro davanti. Ancora tutto. Non è vero, non c’è il pomeriggio davanti. E’ estate. Finestra, luce, libri, scrivi, ci sei tu, c’è il tuo odore. No non è estate. Stasera forse è estate. Ora bisogna tenere duro. Tenere duro che passa veloce. Che occhi quel neonato oggi. Due biglie nere strabiche e miopi annegate nelle palpebre un po’ gonfie. Vedevano la mia ombra. Non ricorderanno mai d’averla vista. Altri occhi per cui non ci sarò mai stato. Magari mi fermo all’Autogrill. Autogrill con i bambini piccoli. Cecilia vuol stare sempre in braccio. Ha quei pantaloncini a righe con le cosce cicciotte. Tutto quello che vede vuole. I bambini piccoli, noi ragazzi. Non ci sono più, non ci siamo più. Come fossimo tutti morti. Tutti i ricordi che abbiamo sono popolati di personaggi morti. Veglie funebri. Cavalcavia. Mare. Tutto è azzurro. Il mondo è azzurro. Autogrill passato. Che idiota. Meglio così che hanno schifezze e basta. Morirò. Ma non tra mille anni, presto, prestissimo. E non sono stato niente. Sono uno di quegli uomini che da ragazzo disprezzavo. Sono il mio orrore. Mi sono fatto questo scherzo. Ma posso ancora rimediare. Oppure no. I camion si superano, maledetti loro. Ma c’erano un tempo tutti questi camion? Sfacteria: il meglio della gioventù spartana circondata su un isolotto che è uno sputo. C’è la strada sterrata, il braccio di mare a lato, ho il caldo addosso come un manto, lo sento, tu hai le cosce abbronzate, io ti guardo e mi arriva nitido alle orecchie il metallo delle armi ateniesi che si urtano in attesa. Ho una storia in mente, ho una storia in mente e una poesia che gronda dolore. Piazzola. Appunto sul telefono poesia e storia. Un quarto d’ora e arrivo. Chissà se troverò posteggio. Un quarto d’ora, venti minuti al massimo. Un ora in tutto da che sono partito. Un’ora di cui nessuno saprà mai niente. Un’ora di cui tra un ora non saprò più niente. E non ci sarà mai stata. Barriera antirumore. Galleria.

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