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C’è un’impronta sul divano, lieve ed una più profonda sulla poltrona di fronte. Ci sono una ventina di mozziconi di sigaretta nel posacenere poggiato sul bracciolo della poltrona ed una ventina di fazzoletti di carta sul tavolino davanti al divano. C’è una bottiglia di whisky aperta sul mobile. C’è un bicchiere in pezzi nell’angolo e una macchia sul muro. C’è un andirivieni di tracce delle stesse scarpe che vanno verso la finestra, tornano al divano, girano in tondo, si fermano e si allontanano ancora. Ci sono dei vestiti sul tappeto mischiati, una gonna, un paio di pantaloni, delle calze, dei capelli chiari e dei capelli scuri impigliati nella trama. C’è un armadio aperto in camera, vuoto per metà. C’è un letto disfatto da una parte sola. C’è un portafoto sul comodino girato a faccia in giù. C’è lo specchio in bagno appannato e il pavimento bagnato. C’è uno stick con due lineette rosa sul lavandino. C’è il ronzio di un ascensore sul pianerottolo, che scende e si perde giù per le scale. C’è il sole che irrompe dai vetri e accende le cose lasciate sole. Ci sono i rumori attutiti del mondo che è fuori e il silenzio che resta e non sa come uscire.

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