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Non appena la vede varcare l’uscita del grande magazzino, Nino nota subito qualcosa di diverso nel viso di Marta.
È come fosse più stanca, più tirata.
Certo, lo shopping può rivelarsi un’attività anche molto impegnativa ma qui la fatica sembra essere stata troppa persino per una professionista dei saldi come lei. Il cappottino che ha acquistato e già indossa poi, non si può proprio dire che sia un granché. Ha una foggia fuori moda e la ingrossa in maniera imbarazzante.
“Ci metto due minuti” gli aveva promesso, o qualcosa del genere, non ricorda bene, e anche se si era guardato bene dal crederle ora comincia a sospettare che tutto il tempo che ha dovuto passare in attesa su quel marciapiede facendo la spola col bar di fronte per non morire congelato, non sia stato così ben speso.
Poi c’è la cosa del bambino per mano. Considerando che Marta non sa resistere a fare la salvatrice, probabilmente il moccioso si deve essere perso. Ora toccherà fare cento telefonate, aspettare la polizia o chissà chi altro e continuare a fare la muffa davanti a quel benedetto negozio.
“Nino?”
Marta sembra interdetta mentre gli si avvicina. Ha un’aria incredula, esitante.
“In persona! Che succede? Pensavi me ne fossi andato? – scherza Nino sforzandosi di mascherare il nervosismo – A pensarci bene forse avrei dovuto farlo”.
Stringendosi il bambino al fianco Marta lo osserva, come se lo studiasse.
“Marta che succede? Mi stai facendo paura. Carino il cappotto. E lui chi sarebbe?” accenna bambino con gli occhi, con discrezione, senza riuscire a nascondere una nota di allarme nella voce.
“Lui è Andrea.”
“Andrea.”
“Ha sei anni.”
“Sì.”
Marta si rivolge al bambino per accarezzargli la testa castana e così facendo offre il profilo allo sguardo di Nino. In quell’istante gli occhi di lui percepiscono qualcosa di incomprensibile.
Marta ha la pancia sformata, come fosse gonfia, proprio lei così sottile.
A Marta non sfugge lo sguardo di Nino. Si tocca la pancia, si sporge un poco in avanti come per mostrarla meglio.
“Sono di sette mesi” sorride.
Nino ha l’espressione di uno che si risveglia dopo un trauma e non sa dove si trova. Si porta una mano alla fronte. I suoni intorno gli arrivano tutti confusi.
È in quel momento che alle spalle di Marta compare quel tipo.
“Marta, tutto a posto?”
“Arrivo, arrivo subito. Ho incontrato un vecchio amico.”
“Marta… – trova la forza di balbettare Nino – è finora che ti aspetto. Dovevi solo comprare…”. Non ha nemmeno finito di pronunciare la frase che, chissà perché, già gli appare ridicola.
“Io devo andare – dice Marta – è stato un piacere rivederti dopo tanto tempo.”
“Marta…” vorrebbe dire Nino ma la voce nemmeno gli esce.
La donna si allontana lungo la strada con l’incedere un po’ dondolante delle gestanti. Tiene il bambino per mano alla propria sinistra e l’uomo sottobraccio sulla destra. Parlano fitto fitto e sembra si conoscano da una vita.
Nino resta in piedi a guardarla andar via e d’un tratto si accorge di essere stanco. Stanco di una stanchezza piena di rimpianto che gli fa male ovunque, come fosse cosparso di lividi.
Un campanile non lontano batte le sette. Le persone si affrettano ad entrare nel negozio finché sono in tempo.

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