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Il chiacchiericcio che percorre la sala si spegne rapidamente all’apparire della figura sul palcoscenico vuoto.
Il giovane è bello di una bellezza dolente, distante e pallido come un dio anemico. Guarda nessuno, perde gli occhi nel vuoto e parla tra sé e sé, che si fa fatica a sentirlo.
“Io sono la solitudine e sono il senso della vita. Ogni cosa si trascorre e termina nella solitudine. Siamo soli quando partoriamo pensieri e sogni, invisibili nello scrigno del cranio. Solitari sono i nostri desideri e tutto ciò che è intimo e in segreto ci accende, solitario ciò che in segreto ci duole. Solo è il nostro inizio e sola la nostra fine, solo il nostro corpo quando soffre e solo quando gode. Solo il nostro merito e sola la nostra colpa, solo il tempo per decidere, solo quello della malattia, soli ci crediamo quando proviamo ciò che provano tutti, soli siamo quando ci sentiamo in compagnia di tutti. Solo è ognuno di voi seduto accanto ad altri soli e solo io qui, irrimediabilmente, perché è la solitudine la condizione e il destino ultimo di ogni cosa umana”.
Dopo il ragazzo fa la sua comparsa una donna che scende dal palcoscenico e si mischia agli spettatori, cammina tra le file scandendo le parole e sembra rivolgersi a ognuno.
“Io sono la pietà e sono il senso della vita. Sono il conforto del mondo e l’unica medicina, l’unica strada possibile, l’unico linimento, il rimedio. Altro non è dato se non stringere l’uno le mani dell’altro e riconoscerci simili perché nulla è estraneo a nessuno e ogni cosa è comune. Comune l’inizio, comune il destino, comune il dolore e comune la gioia. Io sono la misericordia e il conforto, il sollievo e la consolazione, la minestra calda e il fuoco acceso, la mano tesa e l’abbraccio. Perché solo l’amore dato può opporre al niente una qualche grandezza e solo nel riconoscerci può esserci un senso a questo nostro naufragio”.
La donna non è ancora uscita di sala che un uomo è già salito sul palco e si è seduto sul bordo con gli occhi accesi e le gambe penzoloni.
“Io sono il piacere e sono il senso della vita. Perché continuiamo a negarlo? Perché non vogliamo vedere ciò che è evidente? Diciamolo allora una volta per tutte. L’uomo è un soffio destinato all’oblio e il suo destino è un folle precipitare insensato. Viene dal nulla, va verso il nulla e il suo passaggio è breve. Non perdiamo tempo, dunque. A cercare spiegazioni, progetti, grandezze, riscatti, meriti e colpe, inizi ed esiti, punizioni e premi. Solo godere dell’attimo, adesso e qui, è una scelta possibile. Succhiare dalle mammelle del mondo il latte che inebria. Riempirsi le mani e la bocca d’ogni delizia. Cogliere ogni occasione senza domandarsi da dove venga ma avendo certezza che svanirà in un attimo se la si lascerà passare”.
Il palcoscenico resta vuoto qualche minuto e il pubblico inizia a muoversi e bisbigliare. Qualcuno si alza, una poltrona cigola, scoppia qua e là qualche colpo di tosse.
Poi ecco che sul palco c’è di nuovo qualcuno.
La fanciulla vestita da prostituta porta un velo da sposa. Ha uno sguardo candido e volgare con occhi cangianti che paiono chiari a tratti, a seconda del cader della luce o neri come il petrolio. Si avvicina al bordo del palco, sorride a tutti, sputa diritto sull’impeccabile vestito scuro di un signore della prima fila, si gira, volteggia in qualche passo di danza di una leggiadria che strappa al pubblico una breve “o” di stupore, si siede, allarga le gambe, si masturba e finendo prende a cantare. Ha una voce così soave che il pubblico è trafitto al cuore, ogni nota vibra chiara e pulita dritta all’animo di tutti i presenti che piangono senza ritegno e singhiozzano e si soffiano il naso in grossi fazzoletti di tutti i colori. Ma il canto è appena iniziato che già cessa di colpo e la fanciulla fa una capriola e uno sberleffo così irresistibili che tutti passano dal pianto al riso e sono lì che non hanno neanche finito di ridere che la ragazza si siede, si abbraccia le gambe e resta così immobile, con la fronte appoggiata alle ginocchia, e tutti si sentono invasi da una malinconia infinita e ripensano senza volerlo alla ricchezza perduta dei giorni passati. Poi, tra i sospiri del pubblico la giovane si alza e sorride.
“Io sono la vita” dice con voce squillante “e lo spettacolo, per chi non se ne fosse accorto, è appena finito”.

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