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Vedete quell’uomo che cammina da solo nel mattino sul marciapiede bagnato lungo la fila di negozi ancora chiusi? No, non quello col cane. Quello più indietro, con le mani in tasca.
Esattamente. Quello.
Ebbene, io posso dirvi con certezza ciò che sta per fare.
Tra pochi metri svolterà a destra e imboccherà quella viuzza laterale ingombra di macchine parcheggiate contro i muri.
Eccolo che svolta. Come volevasi dimostrare.
E posso anche sapere cosa penserà tra qualche istante, non appena l’azzurro frastagliato tra i palazzi gli inietterà sapore di primavera nel cuore.
Rivedrà un ricordo. Probabilmente quello del campo di rosmarino. Quando il sole spremeva l’odore dalle piante che erano tutte più alte di lui e l’aria ne era colma da far girare la testa. Gli scatti improvvisi delle lucertole al suo passaggio, il frinire ininterrotto delle cicale nel mezzogiorno. E gli ritornerà in mente quel gioco solitario: c’è qualcuno nascosto tra i cespugli che aspetta in agguato. Bisogna prendere un rametto di rosmarino prima che arrivi ma il rametto non si vuole staccare e il cuore batte sempre più forte. E poi via a correre con il rosmarino stretto in mano senza fermarsi fino a casa. E annusarsi il palmo tutto il giorno per continuare a sentire l’odore di rosmarino, di sole e di paura.
Ecco lo vedi? Già sorride ripensando al suo ricordo profumato.
Ora sbucherà nella grande via lastricata e la attraverserà per varcare i cancelli della villa. Si dirigerà a sinistra, cercherà la seconda panchina, che è all’ombra dal primo sole, se sarà occupata aspetterà finché non si libera, e poi si sederà tutto sbieco da un lato, con il braccio lungo lo schienale e la gamba destra accavallata.
Avete visto? Per filo e per segno. Eccolo là sulla sua panchina.
Tempo un minuto e si porterà la mano destra alla fronte, si stropiccerà gli occhi e farà progetti. Di rinascita, di riscatto, di rivincita. Contro una vita che si accartoccia su sé stessa e si ripete come i giri del podista nello stadio, che taglia cento volte lo stesso traguardo ma ogni volta è sempre più stanco. Sempre meno sorpreso. Giurerà a sé stesso di cambiare le cose che non vanno. Tutte lì, di fronte a lui, così evidenti.
Concepirà un piano perfetto, che dribbla i trabocchetti e i soliti errori e tiene conto di tutto. E dopo averlo concepito sarà sazio, come lo avesse già realizzato, e potrà concedersi di nuovo di non metterlo in atto e rimandarlo ancora una volta, a data da definirsi.
Lo vedete che non mi sbaglio? Puntuale. Mano sulla fronte ed aria sognante.
Poi sarà investito dallo splendore di questo giorno di maggio che gli cresce intorno e sarà felice senza ragione e avrà voglia di fare l’amore e sarà così intenso questo desiderio, che si alzerà di scatto e si dirigerà a passi veloci verso l’uscita della villa.
E’ già in piedi, visto? Che si mangia il viale coi piedi.
Penserà camminando a come stupirla aprendo la porta di casa. E poi, non appena varcata la soglia, litigherà con lei per un motivo da nulla e nel rancore rotolerà fino a sera. Rimirando stupito sé stesso che fa a pezzi la propria esistenza.
Risparmiatevi pure di seguirlo, datemi retta. Lo avrete capito, ormai, che indovino sempre. Che non mi sbaglio mai.
E magari vi sarete anche domandati come faccio. A prevedere esattamente tutto quello che succederà. Ogni mossa del nostro uomo che proprio adesso, sia detto per inciso, sta infilando il portone di casa con il cuore che palpita.
Potrei rispondervi che è perché ripete gli stessi gesti da anni, senza nemmeno accorgersene. Continuando a credere che capitino per caso gli eventi che lui stesso provoca, fingendo di stupirsi che accada ciò che solo lui determina, che le cose vadano esattamente nell’unico modo in cui potevano andare.
Ma non è così.
Non è questo il segreto della mia preveggenza.
E’ che l’ho inventato io questo personaggio.
E posso fargli fare tutto quello che voglio.

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