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Se ti mostrassi tanto nuda a me
quanta la pelle che hai
così che lo sguardo
si facesse incapace di volgersi
ad altro
mai più saresti nuda per me
mai più
saprei riempirmi d’alba
aprendo all’alba le imposte
(né di dopobarba di tram
di moka di subbugli di tosse
di propositi nati traditi)
se spalancassi queste
che m’indichi adesso, verdi,
tentando la mia debolezza.
Sarebbe repertorio per sempre
il tuo gesto infantile e sfrontato,
il ciglio socchiuso, metallo il vino
che versi, se mai lo assaggiassi,
ritornello il tuo gemito
sotto il montarti mio disperato.
Solo stupore c’importa
e cerchiamo, l’alfa sola
e il resto è replica,
memoria, beta alla enne
seconda volta infinita
e per questo si muore.